Cos’è una CDN e a cosa serve

Forse avrai già sentito parlare delle CDN, le Content Delivery Network, perché molto utilizzate dai servizi a contenuto distribuito come Netflix, Prime Video e il più grande store di videogame per PC, Steam. Non mancano Facebook e Instagram, ma sono davvero centinaia le grandi aziende che ne fanno uso.

Cos’è una CDN?

Per dare subito un’idea di cosa siano, possiamo immaginarle come un grande numero di server, sparsi per il mondo, che hanno in memoria tutti gli stessi dati e servono ad accelerare il processo di fruizione dei contenuti da parte degli utenti.

Cosa significa? Immaginiamo di essere un’azienda che consegna gelati porta a porta. I venditori non possono partire ogni giorni dalla sede centrale, che si trova a Roma, e raggiungere Milano, Napoli e Palermo, dove risiedono gran parte dei clienti. Come si ottimizza questa situazione? Mettendo magazzini più piccoli direttamente nelle città d’interesse. Lo stesso concetto è utilizzato per la realizzazione delle CDN.

Come funziona una Content Delivery Network?

Per facilità di comprensione, proseguirò con l’esempio di Netflix, ormai conosciuto bene o male da tutti.

Per minimizzare la distanza tra l’utilizzatore del servizio, ovvero l’abbonato al servizio di streaming, e il server dove risiedono i contenuti, e ciò i film e le serie tv, una CDN immagazzina l’ultima versione dei contenuti, quindi i file video di film e serie tv.

La CDN disporrà di server localizzati fisicamente in punti strategici, ad esempio :

  • in Italia
  • in Francia
  • e UK.

In questo modo l’utente che dall’Italia vuol vedere l’ultima puntata di Suburra non andrà a pesare sul traffico e sulle capacità di computo dei server in Francia o in Uk, perché esiste un server appositamente installato nelle vicinanze.

Tutto ciò non solo migliora le performance dei servizi offerti dal colosso dello streaming, ma aiuta anche gli utenti con piccoli miglioramenti, come la diminuzione dei caricamente (il famoso buffering) e i tempi di caricamento delle pagine del servizio, che siano su smartphone, notebook o Smart TV da 70”.

Tre generazioni di CDN

Le Content Delivery Network sono tecnicamente divisibili in 3 categorie, dette generazioni.

1a Generazione di CDN

Utilizzate all’inizio delle diffusione delle stesse e usate tutt’ora, sono il modo migliore per velocizzare la fruizione di contenuti statici, come file da scaricare e pagine in semplice HTML.

I contenuti non devono essere aggiornati di frequente e di conseguenza il costo del servizio è molto più basso delle prossime generazione di cui parleremo tra qualche rigo.

2a Generazione di CDN

La seconda generazione è un’evoluzione direttamente della prima e, in aggiunta ai siti statitici e i contenuti scaricabili. Include anche i cosiddetti rich media, ovvero i contenuti multimediali, come video, audio e immagini animate (come le gif o le apng).

Il suo scopo non è solamente migliorare le performance dei servizi che ne fanno uso, ma soprattutto l’availability, ovvero la disponibilità. Un po’ come dei backup che allo stesso utente sono i contenuti da utilizzare, fanno sì che se uno o più server principali del servizio non sono più raggiungibili, li sostituiscono e assicurano la non-interruzione del servizio verso i clienti.

3a Generazione di CDN

Qui arriviamo addirittura all’utente casalingo, al classico webmaster che ha appena realizzato un piccolo sito vetrina, un blog, una community sul suo hobby, come anche piccoli siti aziendali che non necessariamente ricevono migliaia di visite al giorno.

L’obiettivo in questo caso è sfruttare la già consolidata rete CDN per raggiungere clienti più piccoli. Essendo i contenuti sicuramente meno richiesti rispetto a quelli della prima e seconda generazione, si potranno sfruttare anche per siti dinamici, oltre che per siti statici e i rich media di cui sopra.

E il costo? Ho detto che la prima generazione è la più economica e ora invece dico che la terza è anche per i piccoli webmaster, possibile?

Sì, proprio così. Il costo è molto più basso rapportato al tipo di utilizzo perché il traffico (e lo spazio occupato) da questi piccoli clienti non è neanche paragonabile ai colossi che ho citato ad inizio articolo.

I piccoli clienti vengono utilizzati per sfruttare al massimo le CDN già esistenti, senza lasciare risorse inutilizzate.

Tutto qui?

No, le Content Delivery Network offrono servizi che difficilmente interessano all’utente medio, ma che sono di importanza fondamentale per intere infrastrutture e senza li quali ci sarebbero disservizi e criticità letteralmente tutti i giorni. Vediamo quali sono questi servizi così imporanti.

Load Balancing

Ricordate il successo de Il Trono di Spade appena sbarcato su Netflix? Se tutti l’avessimo visto contemporaneamente utilizzato solo uno dei gruppi di server del servizio di streaming, Netflix sarebbe andato in tilt e nessuno sarebbe stato in grado di vedere nulla.

Nel miglior dei casi avremmo avuto buffering infinito, per ore.

Invece, grazie al load balancing, ovvero al bilanciamento del carico, Netflix ha automaticamente smistato gli spettatori per tutti i suoi server sparsi per il mondo (rispettando il criterio di nearest first, ovvero dando priorità all’uso dei server più vicini all’utente).

Website security

Semplificando molto il contatto, utilizzando una CDN, qualsiasi attacco hacker di basso o medio livello sarebbe stato subito inibito perché l’attaccante, invece di attaccare il sito principale, si sarebbe trovato contro una delle decine se non migliaia di copie, vanificando ogni sforzo.


 

 

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