Geolocalizzazione: i rischi per la privacy

Approfondimento sulla geolocalizzazione, soprattutto insita negli smartphone, che se da un lato ci da vantaggi di usabilità e servizi, dall’altra pone un serio punto di domanda sulla privacy individuale.

I rischi per la privacy, i vantaggi nel quotidiano

La geolocalizzazione consente il tracciamento di persone, animali e oggetti. Fornisce costantemente dei dati grazie a delle tecniche di interazione e puntamento che possono essere visualizzate su pc o dispositivi mobili.

È possibile rintracciare qualsiasi spostamento con estrema precisione e in tempo reale.

Viene sfruttata negli ambiti più disparati come la distribuzione e lo stoccaggio delle merci. In pratica qualsiasi oggetto inserito in un sistema RTLS viene dotato di un trasponder che determina la posizione tramite il Gps (Global Position System) che restituisce la posizione tramite una triangolazione col satellite.

Il device georeferenziale racchiude molteplici informazioni oltre alla collocazione spazio-temporale. Tutti questi dati consentono il tracciamento restituendo l’esatta posizione dell’oggetto o della persona su una mappa interattiva.

La geolocalizzazione è nucleo di un acceso dibattito sulla privacy.

Negli ultimi anni la sua applicazione sui device, dispositivi mobili in particolare, ha sollevato numerose polemiche.

Il suo ricorso in ambito lavorativo è stato segnalato dall’Autorità Garante. Questo perché il controllo a distanza è palesemente vietato dallo Statuto dei diritti dei lavoratori.

Gli smartphone in particolare hanno diverse tecnologie integrate per permettere il tracciamento delle persone come il Gps, il Wi-fi, l’indirizzo IP e le celle telefoniche.

Con queste tecnologie ogni utente può sfruttare la geolocalizzazione per molteplici utilità. Ad esempio :

  • registrare gli allenamenti
  • avere indicazioni stradali
  • verificare l’esistenza di attività commerciali
  • ritrovare un oggetto smarrito.

Ogni passo che compiamo viene registrato dunque tramite Gps o Wi-Fi e trasmesso a determinate app che conservano ed elaborano questi dati.

Secondo una ricerca della School of Computer Science del Carnegie Mellon University ( USA ) le app scaricate sui nostri smartphone tracciano la nostra posizione ben 358 volte al giorno.

La registrazione dei nostri percorsi che noi stessi autorizziamo.

Quotidiani e non, consapevolmente o meno, è ciò che accade quando accettiamo il trattamento dei dati per scaricare e utilizzare le app.  Possiamo anche limitare questa pervasività regolando le impostazioni legate alla privacy sul nostro cellulare.

Nel prossimo futuro però entreranno in vigore due sistemi operativi incorporati, quindi non cancellabili:

  1. ELS ( Emergency Location Service) per android
  2. AML ( Advanced Mobile Location) per Iphone

Queste applicazioni comunicheranno in automatico la nostra posizione in caso di una chiamata d’emergenza. Il Gps si attiverà di conseguenza in automatico fornendo la nostra posizione esatta ai soccorritori.

È lecito chiedersi dunque dove inizia e finisce la nostra libertà di movimento.

Viviamo in una realtà che monitora costantemente le nostre attività o possiamo ancora goderci una gita  fuori porta senza lasciare traccia sui nostri smartphone?

È difficile fornire una risposta a questa domanda dato che la maggior parte delle persone fornisce di propria volontà informazioni sui propri spostamenti.

L’errore di identificare la geolocalizzazione con il Gps

Molti commettono questo errore, mentre sono tantissimi i metodi per comunicare dove e cosa si sta facendo.

Pensiamo ad esempio ad un post su uno qualsiasi dei social network che utilizziamo tutti i giorni. Non c’è bisogno del tracciamento satellitare quando si pubblica una foto con tanto di indirizzo della località balneare in cui ci trova in quel momento.

Pensateci bene la prossima volta che pubblicate una foto perché una volta condivise le informazioni sono difficili da ritrattare o cancellare.


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